Il Divario Digitale nella P.A.

Il Digital Divide nella Pubblica Amministrazione

Una Pubblica Amministrazione efficiente e trasparente deve necessariamente poter contare su una efficace comunicazione istituzionale interna ed esterna. Per fare ciò deve realizzare una nuova struttura organizzativa che, basata sulle nuove tecnologie informatiche, consenta di interagire in maniera sicura e veloce con l’utenza garantendo ad essa l’esercizio della cittadinanza attiva. In tal senso la legge 150/2000 auspica, per tutti gli uffici della P.A., la realizzazione di reti informatiche collegate tra loro attraverso reti civiche o la rete della pubblica amministrazione.

 

Le difficoltà da superare per realizzare tali strutture tecnologiche sono molte e tra queste vi è anche il digital divide che, in tutte le sue varianti, rimane una tra i maggiori fattori che maggiormente determinano la lentezza dell’adeguamento degli uffici pubblici alle nuove esigenze organizzative imposte dai tempi e dalle normative più recenti.

Il primo tipo di divario digitale in cui la pubblica amministrazione si è imbattuta è stato quello relativo alla compatibilità tra i diversi sistemi informatici in uso presso le sue numerose ramificazioni. Essa, talvolta, non riguardava solo i sistemi tra amministrazioni diverse ma anche quelli utilizzati all’interno della stessa struttura. 

Con il tempo, con le nuove strutture informatiche e, soprattutto, attraverso la tecnologia sviluppatasi attorno ad internet, molti di questi divari sono stati superati altri, però, se se ne sono aggiunti rallentando, quando non anche bloccando, il difficile processo di modernizzazione della P.A..  Nel 2008, il giornalista Massimo Martinelli, ha evidenziato come, in tema di sicurezza, l’auspicato “incrocio“ tra il database  delle Forze di Polizia, gestito dal Ministero dell’Interno, e quello dei casellari giudiziari, gestito dal Ministero di Grazia e Giustizia, non sia possibile perché <<Dai palazzi del Viminale e di via Arenula trapela che alcune difficoltà ci sono, perché i dati che dovrebbero essere incrociati “viaggiano” su sistemi informativi che non dialogano tra loro. Era prevedibile, visto che anche prima dell’avvio del progetto non dialogavano nemmeno i casellari giudiziari delle diverse città italiane>> (1).

All’interno delle numerose ed articolate strutture dell’ amministrazione pubblica, si possono facilmente individuare tutte le tipologie di divario digitale :

  • mancanza di strumenti informatici: in alcuni comuni, soprattutto tra i più piccoli e/o inseriti nelle aree più disagiate, il personal computer  è un mezzo in uso solamente a qualche specifico ufficio: ragioneria, anagrafe ecc., ma non esiste ancora una rete locale e, meno che mai, un collegamento alle reti esterne siano esse pubbliche (internet) che riservate (reti civiche ecc.);
  • incompatibilità tra sistemi informatici diversi: questo tipo di divario si va progressivamente riducendo anche perché i sistemi operativi della “famiglia” Microsoft hanno monopolizzato il mercato. Tuttavia, permangono diverse sacche di “resistenza” soprattutto tra i comuni. Un esempio su tutti. L’integrazione  tra le  numerose tipologie di  banche dati e applicativi con cui vengono gestiti i servizi anagrafici e di stato civile e il  C.N.S.D. (Centro Nazionale Servizi Demografici) del Ministero dell’Interno, finalizzato al rilascio della carta di identità elettronica (CIE), si è letteralmente impantanato. Alcuni comuni, soprattutto quelli più grandi e attrezzati, si sono facilmente integrati con il sistema. Altri, invece, non dispongono neanche delle attrezzature minime. Talvolta pur disponendo delle attrezzature (personal computer, server dedicati, dorsali a banda larga) non hanno sistemi di interfaccia automatici e gli operatori sono costretti ad operare manualmente con due sistemi diversi che non sono in grado di interagire tra  loro.
  • tipo di accesso: gli enti pubblici che operano nelle città e, in genere, nei grandi centri dispongono di un accesso veloce ad internet, garantito dalla banda larga (ADSL - Asymmetric Digital Subscriber Line). Una grande parte di quelli che operano nei piccoli centri, invece, non dispongono di tale tecnologia e quindi accedono tramite modem ad una velocità massima di 56 Kbps per le linee telefoniche tradizionali o analogiche e di 128 Kbps per i “fortunati” che dispongono di linee digitali ISDN (Integrated Services Digital Network). Il divario che viene a crearsi tra i diversi “blocchi” di enti è notevole. Paragonando i due diversi tipi di accesso alla rete:  quello con linee a banda normale (analogico e digitale-ISDN),  con quello a banda larga  (ADSL), si riscontra una differenza di velocità di accesso alla rete nel rapporto di  1 a 35 per le linee analogiche e di 1 a 16 per le linee digitali di tipo ISDN.  Tali rapporti, che si riferiscono ad una ADSL minimale di 2Mbps, si raddoppiano, si triplicano e quadruplicano, nel caso in cui si attivino linee ADSL a 4, 6 o 8 ed oltre Mbps. La recente attivazione  delle linee veloci di tipo WiMAX (Worldwide Interoperability for Microwave Access), ovvero tecnologia che consente l'accesso a reti di telecomunicazioni a banda larga e senza fili, aiuterà senz’altro a superare il digital divide legato al tipo di accesso, ma, allo stato attuale, la situazione è ancora altamente critica.
  • competenza nell’uso degli strumenti: la differenza di competenza nell’uso degli strumenti informatici, che esiste tra il personale degli uffici pubblici, è forse il tipo di divario digitale che, maggiormente, compromette o blocca l’esito positivo delle politiche di rinnovamento della P.A.. Spesso, infatti, le amministrazioni investono molto in strutture e poco nella formazione del personale. Questo è un errore molto grave in quanto la formazione è uno dei pilastri del processo innovativo. Le differenze possono essere numerose. La principale è quella tra chi sa e chi non sa usare un computer. Nel nuovo tipo di struttura amministrativa che si dovrebbe realizzare, basata sulle reti informatiche e sullo scambio di dati digitalizzati, una differenza di questo tipo è evidentemente bloccante. Tra coloro che sanno utilizzare le nuove tecnologie, peraltro, si possono distinguere diverse altre categorie. Innanzitutto quella degli esperti e cioè di quelli che ricoprono qualifiche relative alle materie informatiche. Molto spesso succede che questi esperti non siano adeguatamente preparati in quanto hanno acquisito la qualifica per “anzianità di servizio” e senza aver frequentato specifici corsi di preparazione. Anche quando preparati lo sono, può succedere che non vengano periodicamente aggiornati e, con la velocità di evoluzione che caratterizza le nuove tecnologie, stare “fermi” anche solo un anno può compromettere seriamente la preparazione di un esperto. Un’altra categoria è quella dei cosiddetti utenti evoluti che quasi sempre sono tali per passione o per preparazione acquisita all’esterno dell’ambiente di lavoro. Molto spesso gli sforzi di innovazione si poggiano proprio su questa tipologia di collaboratori che rendono disponibile la propria competenza. A volte si verifica il paradosso che questi vengano chiamati a sostituire gli  “esperti” nelle funzioni specifiche e che quest’ultimi vadano a ricoprire altre funzioni. Un’ultima categoria è quella dei dipendenti che sanno usare il computer in maniera limitata: video-scrittura, archiviazione ecc.. Un discorso a parte deve essere fatto per i dirigenti che, ovviamente, svolgono una funzione determinante nell’organizzazione della “macchina amministrativa”.  Molto spesso, formatisi all’interno di una struttura burocratica che non prevedeva l’uso delle nuove tecnologie, sono restii a mettere in discussione la loro forma mentis e quindi rifiutano di accettare la formazione all’uso di esse e di adeguare se stessi, e le strutture che dirigono, ai nuovi modelli organizzativi.

E' chiaro che, in presenza di tali e tanti tipi di divario digitale, il processo di ristrutturazione degli apparati della P.A. procede in maniera estremamente lenta e differenziata. Spesso ci si trova di fronte a strutture, come quella citata del Comune di Bologna, che sono all’avanguardia in Europa,  altrettanto spesso però, ci si trova di fronte a situazione da “terzo mondo”. 

Le cause di tutto ciò sono molteplici. Una, però, sembra prevalere su tutte le altre. Come succede molto frequentemente in Italia, le migliori intenzioni che il legislatore esprime attraverso ottime norme, vengono vanificate dall’assenza in esse di sanzioni da applicare in caso di inadempienze. Un esempio: il DPR 445 del 2000, il decreto del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie del 14/10/2003 ed il D.Lgs. 82/2005 impongono l’adozione del protocollo informatico ed il trattamento informatico dei procedimenti amministrativi a tutti gli uffici pubblici. Risulta, invece, che molti Uffici, e sicuramente la grandissima parte dei Comuni, si è limitata all’adozione del protocollo informatico, trascurando il trattamento digitalizzato dei suddetti procedimenti. Per la verità, alcuni comuni non hanno attivato, o non utilizzano appieno, neanche il protocollo informatico. A questo bisogna aggiungere che nella struttura organizzativa e nelle piante organiche dei comuni di medie e piccole dimensioni, spesso non è stato neanche previsto l’ufficio Sistemi Informatici, né la figura del responsabile informatico. Con tali inadempienze e senza che alcun organismo intervenga per far rispettare le norme che esistono, il digital divide che viene a crearsi tra le diverse strutture della P.A., nonchè all’interno delle stesse strutture, non potrà che aumentare e compromettere seriamente il processo di evoluzione e ristrutturazione degli uffici pubblici che è base fondamentale per la realizzazione di una comunicazione istituzionale efficace ed aperta alla cittadinanza.

Allo stato attuale si può affermare che il più delle volte, anche a causa del divario digitale, l’organizzazione burocratica tende ancora ad adattare i nuovi strumenti informatici alla struttura esistente anziché, come sarebbe auspicabile, il contrario.

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  (1)   M. Martinelli, Un mega archivio del crimine, la rivoluzione del Viminale, in  del 11 maggio 2008, p.5